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Privati - 4 Novembre 2021

La compagnia degli animali è un bene prezioso

Sono sempre più numerose le persone che hanno al loro fianco un amico a quattrozampe e talvolta anche più di uno, oppure pesciolini, uccellini, criceti, conigli, rettili.
La compagnia degli animali, infatti, è un bene prezioso, tanto che molti li considerano parte della famiglia, a tutti gli effetti.

In base al Report Assalco-Zoomark 2020, elaborato in collaborazione con Iri-Information Resources, Cribis stima che in Italia nel 2019 fossero presenti 60,27 milioni di animali d’affezione, confermando, così, un rapporto di 1 a 1 tra gli animali da compagnia e la popolazione residente in Italia (secondo l’Istat 60,32 milioni di individui). I pesci sono gli animali da compagnia più presenti in Italia (29,9 milioni esemplari), seguono gli uccelli (12,9 milioni), i gatti (7,3 milioni), i cani (7 milioni), i piccoli mammiferi, (1,8 milioni) e rettili (1,4 milioni).

Nella 58% dei casi i proprietari di animali vivono in un appartamento e il 55% ha bambini o ragazzi in famiglia. Spesso non ci si limita a un solo animale, ma si posseggono due o tre animali per nucleo familiare con una media di 2,16 animali posseduti.

Sta di fatto che il settore pet, in particolare per quanto concerne i prodotti per l’alimentazione degli animali, ma anche per i servizi offerti, è un business in crescita e redditizio.
Basti pensare che quasi tutti i proprietari di cani e gatti nutrono il proprio amico peloso con alimenti industriali confezionati e, infatti, nel 2019, il mercato dei prodotti per l’alimentazione dei cani e gatti in Italia ha avuto un giro d’affari di 2,078 miliardi di euro, con un incremento del +2,8% rispetto all’anno precedente.

In base all’elaborazione dei dati di Cribis, emerge che il maggior numero di aziende che operano nel settore pet (alimentazione, servizi, negozi di animali) si trova nel Nord Italia (43,2%), seguono Sud e Isole (34,2%) e Centro (22,6%). Sul podio delle regioni che vantano la maggiore presenza di aziende pet si trovano la Lombardia (14,2%), il Lazio (11,8%) e la Campania 9,9%. Seguono, nell’ordine, Sicilia (9%), Veneto (7,7%) ed Emilia-Romagna (7,5%). Il Piemonte, che pure vanta imprese specializzate di primo piano e ben note, presenta la quota del 7,3%, mentre è del 3,1% quella della Liguria e dello 0,1% la valdostana.

A conferma del fatto che il pet sia un business florido, c’è anche l’aumento degli occupati nel settore che passano dai 5.735 nel 2018 ai 6.460 nel 2019 fino ai 7.041 del 2020. Stesso andamento – riferisce Cribis – per quanto riguarda il fatturato cresciuto da 526,968 milioni di euro a 1,446 miliardi tra il 2017 e il 2018 per poi arrivare a 1,631 miliardi nel 2019.

Fra produzione di alimenti per animali, commercio al dettaglio di piccoli animali domestici e servizi di cura per animali (esclusi veterinari), sono queste ultime due categorie a farla da padrone sul mercato in termini di numero di aziende. Quanto alla forma giuridica, la più comune è l’impresa individuale (77,7%); infatti, tolte le catene e le industrie del pet food, ci troviamo di fronte in prevalenza a imprese di piccole e medie dimensioni.

“Vien da sé che il punteggio relativo a digitalizzazione, innovazione internazionalizzazione è basso nella maggioranza dei casi – sottolinea Cribis – anche se l’importanza di poter vendere online e raggiungere i consumatori attraverso nuove forme di marketing ha necessariamente investito anche questo settore dove c’è ancora ampio spazio di miglioramento”.

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