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- 6 Agosto 2021

Piemonte, ripresa dell’artigianato e del sistema imprenditoriale

Gran ripresa dell’artigianato in Piemonte. Nel secondo trimestre di quest’anno, il settore ha registrato la crescita di quasi mille imprese rispetto al 31 marzo, una decina in più al giorno. Infatti, ne sono state costituite 2.338, mediamente 26 ogni 24 ore; mentre nello stesso arco di tempo sono state 1.380 quelle che hanno chiuso i battenti definitivamente. Lo hanno censito Unioncamere e Infocamere, precisando che il tasso di crescita delle imprese artigiane in Piemonte, dal primo giorno di aprile all’ultimo di giugno, è stato dello 0,84%, tra i più alti d’Italia (0,60% la media nazionale) e superiore anche a quello dell’insieme delle aziende.

 

Al 30 giugno, perciò, sono risultate 115.428 le imprese artigiane attive in Piemonte, poco meno del 9% del totale italiano, che è di 1.292.685. Nel nostro Paese, nel secondo trimestre, sono aumentate di 7.727, incremento al quale il Piemonte ha contribuito per oltre il 12%.

 

Per quanto riguarda le singole province della regione, i dati di Unioncamere e Infocamere indicano che nel secondo trimestre Alessandria ha contato 191 nascite di imprese artigiane e 143 cessazioni, Asti rispettivamente 115 e 76, Biella 69 e 46, Cuneo 300 e 196, Novara 183 e 95, Torino 1.334 e 718, il Verbano-Cusio-Ossola 68 e 51 e Vercelli 78 e 55. Tutte, quindi, hanno evidenziato una crescita, a conferma della ripresa del settore.

 

Ripresa che, nel secondo trimestre, ha riguardato tutto il sistema imprenditoriale piemontese. Al 30 giugno, infatti, sono state censite 428.622 imprese operative in regione, 3.110 in più rispetto al 31 marzo: le Camere di commercio locali hanno registrato 6.637 nuove iscrizioni a fronte delle 3.527 che sono state cancellate. Però, in questo caso, il tasso di crescita del Piemonte (0,73%) è stato inferiore, sia pure di poco, alla media italiana (0,74%).

 

In tutta la Penisola, dall’inizio di aprile alla fine di giugno, sono nate 89.089 imprese (un migliaio al giorno), mentre ne sono scomparse 43.861. Il saldo, attivo per 45.228, ha portato a un totale di oltre 6,1 milioni (per la precisione a 6.104.280). Dimostrazione dell’aumento della fiducia e del recupero dello spirito d’iniziativa. Tanto che le aperture di nuove attività sono tornate ai valori pre-pandemia, anche se è ancora presto per parlare di ritorno alla normalità. Comunque, il valore delle nascite delle imprese è stato di poco al di sotto della media del triennio 2017-2019, prima dell’irrompere dell’emergenza sanitaria globale e minore di sole 3.061 unità al dato del secondo trimestre 2019, quando le iscrizioni furono 92.150. Fra l’altro, secondo le analisi del Centro Studi Tagliacarne, un punto di fiducia in più o in meno influenza la nascita di un’impresa su due.

 

La ripresa della natalità imprenditoriale, però, si sta però sviluppando con intensità diverse: in cinque regioni su venti (Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Basilicata e Sardegna), il numero di aperture di imprese nell’ultimo trimestre è stato persino superiore a quello del secondo trimestre 2019.

 

Il ritorno a una dinamica delle aperture più in linea con il periodo pre-pandemia appare più marcato guardando ad alcune delle forme giuridiche assunte dalle neoimprese. In particolare, tra aprile e giugno, l’anagrafe delle Camere di Commercio ha fatto segnare un deciso incremento (+3.298 unità) nell’apertura di società di capitale rispetto allo stesso periodo del 2019 (29.934 contro 26.536). In linea con una tendenza in atto da tempo, fanno invece segnare un passo indietro rispetto al 2019 le imprese individuali, la forma d’impresa più numerosa nel nostro Paese: 52.790 le aperture di nuove attività nel secondo trimestre di quest’anno, contro le 59.129 di due anni fa (-6.639 unità).

 

Restano invece nettamente sotto la media degli ultimi anni le cancellazioni che, tra aprile e giugno, sono state circa un terzo in meno del valore registrato nel secondo trimestre 2019, probabilmente per effetto delle misure di sostegno messe in atto dal Governo.

 

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