2020 anno amaro per i gelati

Gelati amari, quest’anno, nel giorno dedicato dal Parlamento europeo specificatamente al prodotto che nasce dall’arte gelatiera artigianale. La ricorrenza del 24 marzo, infatti, è caduta in piena emergenza Covid, con la pandemia che, in Italia, ha fatto crollare del 40% gli acquisti di coni e coppette, per effetto delle chiusure forzate, dei limiti agli spostamenti e della paralisi del turismo nazionale e, soprattutto, straniero.

 

I lockdown hanno fortemente penalizzato i consumi nelle gelaterie tradizionali; mentre hanno favorito il ritorno della produzione di gelato in casa e hanno addirittura generato un boom del gelato consegnato a domicilio, tanto che ne è stata registrata la crescita del 113% rispetto al 2019, secondo l’ultimo report dell’Osservatorio “Gelato-Delivery”.

 

Comunque, il cambiamento delle abitudini provocato ovunque dalle misure anti-Coronavirus ha fortemente condizionato, negativamente, l’attività delle 39mila gelaterie che in Italia danno lavoro a 75 mila persone. E sulla drastica riduzione delle vendite nel 2020 ha pesato molto l’assenza di 57 milioni di turisti stranieri, i quali sono, da sempre, tra i più entusiasti consumatori del gelato Made in Italy, offerto in una gamma che non ha eguali nel mondo per qualità e quantità, in funzione della varietà delle materie prime e dell’estro dei nostri maestri gelatieri.

 

Le difficoltà delle gelaterie artigianali, fra l’altro, si ripercuotono a cascata sull’intera filiera, perché, come ha ricordato la Coldiretti, nelle gelaterie italiane vengono utilizzati annualmente ben 220 milioni di litri di latte, 64 milioni di chili di zuccheri, 21 milioni di chili di frutta fresca e 29 milioni di chili di altri prodotti, con un evidente impatto sulle imprese fornitrici. Quantità che fino all’arrivo del Covid-19 erano in costante crescita, anche perché, con il cambiamento climatico, si sta verificando una sempre più marcata tendenza alla destagionalizzazione degli acquisti di gelato, non più limitata all’estate, come succedeva in passato.

 

E quello dell’ampio allungamento del periodo di consumo non è l’unico fenomeno riscontrato sul mercato del gelato, che vede crescere anche la tendenza all’offerta delle “specialità della casa” in risposta alle domande della clientela naturalista, dietetica o vegana. Non solo: negli ultimi anni si è registrato un vero e proprio boom delle agrigelaterie artigianali, che garantiscono la provenienza della materia prima – dal latte di asina a quello di capra, di bufala e di pecora (novità di quest’anno) – oltre che della grande varietà prodotti agroalimentari nazionali, per quanti chiedono il gelato al basilico piuttosto che al prosecco.

 

In epoca moderna – ricorda la Coldiretti – la storia del gelato risale alla prima metà del XVI secolo, con l’introduzione stabile di sorbetti e cremolati, nell’ambito di feste e banchetti alla corte medicea di Firenze; ma fu il successo dell’export del gelato in Francia a fare da moltiplicatore globale, fino al debutto ufficiale in terra americana con l’apertura della prima gelateria a New York, nel 1770, per iniziativa dell’imprenditore genovese Giovanni Bosio.