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Il valore della solidità

Il valore della solidità

La solidità di una banca è fondamentale per i clienti che le affidano i loro risparmi. E’ l’assicurazione che i loro soldi sono in buone mani. La solidità è un grande valore, riconosciuto dalle Autorità di Vigilanza del settore (Bce-Banca Centrale Europea e Banca d’Italia), che lo misurano costantemente così da poter evitare rischi ai risparmiatori e agli investitori, oltre che per intervenire a tutela della corretta gestione da parte degli amministratori delle banche.

Come la solidità è misurata

La misura della solidità di una banca è data dal Common Equity Tier 1 (abbreviato in Cet1), che è una percentuale, che viene calcolata rapportando il patrimonio della banca (capitale sociale più riserve) con  le sue attività e i rischi rappresentati dai crediti a rischio. Più la percentuale è superiore al minimo richiesto dalla Bce (in Italia, mediamente il 10,5%), più la banca è solida.

Pari al 17,4 il CET1 di Banca del Piemonte

La Banca del Piemonte ha un Cet1 pari al 17,4%, non soltanto ben più alto della soglia minima richiesta dalla Bce ma anche tra i più alti a livello italiano e internazionale. Non c’è da stupirsi: da oltre cento anni, la solidità è uno dei valori caratteristici della Banca del Piemonte, che ha sempre incrementato il suo patrimonio e continua ad avere una grande cura della sua attività creditizia. Unisce forza e prudenza. Seguendo il motto di Camillo Venesio, il fondatore della Banca, che ha costantemente raccomandato di “premunirsi contro le sorprese del destino”.

Gli amministratori della Banca del Piemonte hanno sempre rispettato questa indicazione, aumentando le riserve, anno dopo anno, con piena convinzione. Una scelta strategica – quella di destinare al rafforzamento patrimoniale una quota rilevante degli utili – che ha consentito e consente alla Banca di affrontare con sicurezza le difficoltà poste dalle congiunture sfavorevoli e da fattori negativi esterni, non sempre prevedibili.

La Banca del Piemonte fa come un buon padre di famiglia, che mette a risparmio una parte del suo reddito, perchè vuole tutelarsi “contro le sorprese del destino”. All’improvviso, infatti, per chiunque può emergere la necessità di una spesa straordinaria inderogabile, che non potrebbe essere affrontata se non ricorrendo alle riserve, al risparmio appunto.

La tutela dei risparmiatori

E la tutela dei suoi risparmiatori è un impegno fondamentale della Banca del Piemonte, che vuole far dormire tranquilli quanti le hanno affidato le loro riserve: tutti, anche quelli che hanno in deposito più di centomila euro, limite oltre il quale non interviene automaticamente il Fondo di Garanzia in caso di “bail-in” o salvataggio interno.

Cos’è il Bail-in

In parole povere, il bail-in è una modalità di risoluzione di una crisi bancaria tramite l’esclusivo e diretto coinvolgimento dei suoi azionisti e dei suoi obbligazionisti prioritariamente, ma anche dei suoi clienti con conti correnti superiori ai centomila euro.

Il bail-in prevede che gli azionisti, primi fra tutti e, in casi particolarmente gravi, anche altri investitori in possesso di strumenti finanziari della banca in crisi, contribuiscano con i propri fondi a risolvere la crisi della banca stessa, nel caso in cui questa possa avere ripercussioni sulla stabilità del settore bancario e finanziario. Con il bail-in, il capitale della banca in crisi viene ricostituito mediante l’assorbimento delle perdite da parte delle azioni e di altri strumenti finanziari posseduti dagli investitori della banca.

Garanzia fino a centomila euro

Comunque, in caso di bail-in, ai depositi fino a centomila euro non succede assolutamente nulla, perchè fino a questa soglia sono tutelati dai fondi di Garanzia dei depositi, ai quali aderiscono tutte le banche operanti in Italia. La garanzia riguarda, oltre ai conti correnti, i conti deposito, compresi quelli vincolati, i libretti di risparmio, gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi fino a centomila euro per depositante.

Anche i depositi oltre i centomila euro non vengono coinvolti automaticamente nel bail-in; ma possono esserlo soltanto nel caso in cui il contributo richiesto agli strumenti finanziari più rischiosi (azioni, obbligazioni subordinate, titoli senza garanzia) non fosse sufficiente a risanare la banca in crisi.

La Garanzia del fondo non riguarda il conto corrente ma è stabilita per ogni singolo depositante e per banca. In caso di un conto corrente intestato a due persone, quindi, l’importo massimo garantito è pari a 200mila euro; mentre nel caso di due conti della stessa banca intestati alla stessa persona l’importo garantito è comunque pari a centomila euro.

Oltre ai conti correnti fino a centomila euro, gli strumenti finanziari che sono esclusi dal bail-in sono le obbligazioni bancarie garantite, i titoli depositati in un conto titoli (se non sono della banca coinvolta nel bail-in), le disponibilità della clientela in custodia della banca (per esempio, il contenuto delle cassette di sicurezza), i debiti della banca verso i dipendenti, i fornitori, il fisco e gli enti previdenziali.

Guida al Bail-in

 

Competenze green e digitali sempre più strategiche

Competenze green e digitali sempre più strategiche

Entro il 2025, sei lavoratori su dieci dovranno avere competenze green o digitali. Nei prossimi cinque anni, infatti, il mercato italiano del lavoro avrà bisogno di almeno 2,2 milioni di nuovi lavoratori in grado di gestire soluzioni e sviluppare strategie ecosostenibili (il 63% del fabbisogno del quinquennio, che include anche il turnover) oltre che di 2 milioni di lavoratori in grado di saper utilizzare il digitale (il 57%). Queste sono le previsioni a medio termine (2021-2025) del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere, l’unione nazionale delle Camere di commercio, secondo la quale già nel quarto trimestre di quest’anno le imprese hanno intrapreso la caccia alle competenze per il green e il digitale per dare slancio alla ripresa.

Le competenze green sono ritenute strategiche principalmente per i profili legati all’edilizia e alla riqualificazione abitativa (tecnici e ingegneri civili e installatori di impianti), per ingegneri elettronici e delle telecomunicazioni, tecnici e gestori di reti e sistemi telematici e tecnici chimici. Le competenze digitali, invece, sono richieste prevalentemente ai profili professionali ICT, quali analisti e progettisti di software, progettisti e amministratori di sistemi; ma anche a ingegneri energetici e meccanici e a disegnatori industriali.

In questa fase sono i percorsi formativi Stem (science, technology,engineering, mathematics), soprattutto le diverse lauree in ingegneria, quelli che accomunano le ricerche delle aziende per sostenere le due grandi transizioni.

Tra gli indirizzi più specifici per la domanda di competenze green emergono il diploma di tecnico superiore (Its) in tecnologie innovative per i beni e le attività culturali, il diploma secondario in produzione e manutenzione industriale e la qualifica professionale nell’ambito agricoltura. Sul fronte delle competenze digitali sono tra i più richiesti il diploma di tecnico superiore (Its) in tecnologie della informazione e della comunicazione, il diploma secondario in informatica e telecomunicazioni e la qualifica professionale nell’ambito elettronico.

Questa trasformazione del sistema imprenditoriale in chiave di sostenibilità e l’accelerazione per l’adozione delle tecnologie digitali investirà il mercato del lavoro di tutto il quinquennio” sottolinea Unioncamere, aggiungendo che le previsioni a medio termine mostrano, infatti, che la domanda di competenze green riguarderà in maniera trasversale tanto le professioni a elevata specializzazione e tecniche, quanto gli impiegati come gli addetti ai servizi commerciali e turistici, gli addetti ai servizi alle persone come gli operai e gli artigiani.

La spinta verso la transizione verde farà emergere, inoltre, la necessità di specifiche professioni green in alcuni settori come il progettista in edilizia sostenibile, lo specialista in domotica, i tecnici e gli operai specializzati nell’efficientamento energetico nelle costruzioni; il certificatore di prodotti biologici nell’agroalimentare; il progettista meccanico per la mobilità elettrica.

Questo fenomeno, sempre più pervasivo in tutti i settori dell’economia, interesserà non solo nuovi green jobs ma anche occupazioni esistenti. Per esempio, anche per i cuochi saranno sempre più importanti le competenze legate alla ecosostenibilità richieste dai consumatori e vantaggiose per le imprese, come l’attenzione alla riduzione degli sprechi, all’uso efficiente delle risorse alimentari e all’impiego di produzioni di qualità e legate al territorio (a chilometro zero).

Altrettanto ricercate saranno le competenze digitali, considerate una competenza di base per la maggior parte dei lavoratori. Queste saranno rilevanti non solo per tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni, specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche e fisiche, ma anche per professori, specialisti in scienze sociali, impiegati addetti alla segreteria e all’accoglienza, addetti alla contabilità.

Del resto, il processo di digitalizzazione si sta diffondendo in due principali direttrici: da un lato il passaggio al digitale di sistemi di lavoro e attività produttive (smart working, commercio on line, digitalizzazione delle procedure in molti servizi alle imprese e alle persone) e dall’altro una forte spinta all’innalzamento delle competenze digitali sia dei lavoratori, ma anche di un’ampia fascia della popolazione, con particolare riferimento agli studenti e ai professori di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

“Banche specializzate e più tecnologia”

“Banche specializzate e più tecnologia”

Così il credito vincerà la sfida del secolo

Il Secolo XIX e Nordovest Economia hanno pubblicato un’interessante analisi dei cambiamenti che stanno caratterizzando il settore bancario e che rappresentano le principali sfide per il futuro.

In Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta gli sportelli bancari sono scesi a 2.616 rispetto ai 2.965 sportelli del 1996 e ai 3.804 dei tempi d’oro del 2008. Eppure mai come oggi la consulenza – per un mutuo per la casa o un prestito per aprire un negozio o una fabbrica, per investire i propri risparmi – continua a essere, per una banca, la chiave di volta per alzare i margini.

Per Camillo Venesio, amministratore delegato di Banca del Piemonte e vicepresidente dell’Abi «le banche regionali hanno due sfide davanti a loro: mantenere un rapporto non spersonalizzato con il cliente e usare le nuove tecnologie digitali per essere più competitive». È chiaro che specialisti hi‐tech e commerciali di alto livello prenderanno il sopravvento rispetto ai cassieri e operatori allo sportello di una volta. «I data engineer e i data scientist spiega Venesio sono indispensabili, perché attraverso numeri e algoritmi sono in grado di tracciare le tendenze sui prodotti più richiesti dai clienti, come crearli su misura e come migliorare i controlli sull’antiriciclaggio». I consulenti commerciali sono invece quei professionisti che hanno rapporti eccellenti sul territorio con risparmiatori e imprenditori. «I clienti non rinunciano a una chiacchierata con un professionista competente che li aiuti a sottoscrivere un mutuo, a usufruire del bonus 110% per ristrutturare la casa, a richiedere un finanziamento, a gestire una successione generazionale, un testamento o un patrimonio importante».

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Future Bancassurance Awards 2021

Future Bancassurance Awards 2021

Banca del Piemonte ha partecipato al Future Bancassurance Awards 2021 e ha ricevuto il premio per il prodotto Open Multiasset per la sezione Life Product Innovation in collaborazione con Italiana Assicurazioni.

Il premio è stato ritirato, con grande soddisfazione, da Mario Campagnaro, Responsabile Funzione Prodotti Finanziari e Assicurativi.

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Nuova scala dei valori per i ragazzi italiani: democrazia, salute, soldi e serenità in testa

Nuova scala dei valori per i ragazzi italiani: democrazia, salute, soldi e serenità in testa

Dall’ultima indagine di Eurispes sui giovani italiani emerge una sorta di “apatia dei valori” e un loro calo sostanziale rispetto ai due anni precedenti la pandemia. Il massimo degrado si osserva nella serie dei valori etici. Un netto crollo, infatti, è registrato per voci come “una vita onesta” (-22,5%), “il rispetto della legge” (-21,2%), “seguire ideali, princìpi” (-19,4%), “indipendenza personale, libertà” (- 19%) e “l’istruzione” (-20,8%).

 

Colpisce che, nell’ultimo anno, in una situazione segnata da una mortalità crescente e diffusa, dagli appelli delle autorità e dall’enfasi della comunicazione a proteggersi dalla aggressione del virus, il valore “salute” abbia ceduto la sua prima posizione al valore “democrazia”, inteso come richiesta di giustizia nella società, diritto di poter esprimere le proprie esigenze e di essere ascoltati. Tutto ciò nonostante il fatto che il resto dei valori che si richiamano alla “politica”, siano rimasti in posizioni arretrate, come nelle indagini del 2018 e 2019.

 

È cresciuto, invece, il valore della “religione” come istituzione sociale che prescrive un certo sistema di norme. Ma il massimo incremento rispetto al 2018 è stato registrato dai valori “affari” (+10,4%) e “bellezza” (+11,2%). Nel 2020, i giovani italiani affidano alla democrazia (90,6%) il primo posto nella scala dei valori di vita; seguono la salute (85,9%), i soldi (83%) e la serenità (82,8%).

 

L’82,1% dichiara espressamente di volere intraprendere una vita indipendente in futuro e ritiene che l’età ottimale per questo cambio di vita sia di 23,7 anni (valore medio). Soltanto il 17,9% dei giovani vuole continuare a vivere con i propri genitori. Ma gli aneddoti sulla madre italiana che si prende cura del figlio fino al suo pensionamento non vengono dal nulla. I giovani maschi esprimono una preferenza a vivere per un tempo più lungo con i propri genitori rispetto alle ragazze (il 22,9% contro il 12,7%). La scelta dei giovani di voler rimanere in famiglia è pari al 24,6% tra le famiglie a basso reddito, al 18,3% nelle famiglie a reddito medio, al 13,8% nelle famiglie con reddito elevato.

 

I giovani che hanno partecipato all’indagine di Eurispes dichiarano che, in media, hanno realizzato il 53% dei loro progetti e che in 10-15 anni, a loro avviso, questa percentuale salirà al 76%.

I giovani si dividono in due gruppi, in base alla loro scelta dei modi con cui raggiungere gli obiettivi dichiarati. Il primo gruppo è costituito da quanti fanno affidamento su sé stessi, sulle proprie abilità e capacità personali, sulle proprie conoscenze, privilegiando l’istruzione (24,8%) e il desiderio di trovare un lavoro di valore riconosciuto e altamente retribuito (27%). Nella speranza di realizzarsi professionalmente, sono pronti a lavorare con piena dedizione. Un’altra traiettoria di questo gruppo è quella associata alla scelta dello sport come carriera o come mezzo che permette di risalire la scala sociale (20,7%). Infine, il 16,3% ritiene che per raggiungere i propri obiettivi occorra essere attivi nella sfera pubblica o politica e coinvolti nelle attività di organizzazioni importanti.

 

Il secondo gruppo di giovani definisce il proprio percorso di vita puntando principalmente sull’aiuto di altre persone. Alcuni ripongono le loro speranze su un compagno (15,9%), mentre altri esprimono un orientamento chiaramente mercantilistico e si affidano a un matrimonio redditizio (14,7%) o all’uso del mecenatismo e dei legami familiari (9,3%). Un altro 5,1% ritiene che il trampolino di lancio per raggiungere i propri obiettivi sarà il proprio aspetto. Tuttavia, un confronto tra le risposte fornite dagli intervistati nel 2019 e nel 2020, mostra che le speranze riposte sul sostegno “degli altri” tendono a diminuire.

Comunque, il 7,8% dei giovani è pronto a trasferirsi in un altro Paese e nella fascia di età 21-25 anni questa percentuale sale all’11,1%. Il livello più alto, pari al 19,5%, si registra nel gruppo più povero.

 

Due terzi dei giovani in Italia, il 66,1%, sono fiduciosi nel futuro, mentre poco più di un quarto (28,8%) presenta un punto di vista opposto. Paradossalmente, l’epidemia da Coronavirus ha contribuito alla crescita (66,1%) della fiducia nel futuro (nel 2019 era pari al 55%), nonostante la mancanza di stabilità, l’aumento della disoccupazione e il calo dei redditi.

 

Nell’indagine del 2019 era emerso che il 57,4% degli intervistati era generalmente soddisfatto del proprio lavoro e che solo il 13% aveva l’intenzione di cambiare professione o campo di attività in futuro. Invece, secondo l’indagine 2020, il 30,4% intende apportare cambiamenti nella propria vita professionale. Secondo l’indagine del 2019, il 63,3% puntava alla posizione di dipendente ordinario, il 20% a diventare manager di livello medio e il 10,2% a titolare di impresa. I dati dell’indagine del 2020 presentano un quadro leggermente diverso. La posizione di dipendente ordinario ha perso nettamente il suo fascino. Solo il 15,9% mira a un posto da dipendente ordinario, il 18,3% vorrebbe crescere fino alla posizione di top manager e il 15,6% come manager di livello medio. La quota di coloro che desiderano diventare proprietari di piccole e/o medie imprese è rimasta circa allo stesso livello del 2019 (11,3%).

 

Rispetto al 2019, l’anno scorso si è verificato un cambiamento delle persone indicate come leader di riferimento: i rappresentanti della cultura e dell’arte hanno perso la funzione guida (dal 40,4% al 9,3%); mentre la maggioranza dei giovani italiani ha trovato modelli di comportamento degni di imitazione tra i personaggi statali e politici (25,5% nel 2019 e 40,8% nel 2020). Comunque, gli atleti sono ancora considerati un modello di riferimento positivo, principalmente i calciatori (23,6%), seguiti dagli artisti pop (20,8%) e dagli scienziati (19,1%). Un ruolo di modello di riferimento è stato riconosciuto, in termini accresciuti rispetto al passato, a rappresentanti delle imprese (10,8% nel 2020 dal 2% dell’anno precedente), giornalisti televisivi e presentatori (dal 3,9% al 13,2%). Molti meno esempi degni di comportamento sono stati rintracciati dai giovani tra religiosi (6,6%). Moltissimi, infine, sono i giovani che non hanno modelli di riferimento (23,3%).

 

Per quanto riguarda in particolare le giovani italiane, l’indagine ha rivelato che, per loro, la famiglia ha perso la sua importanza centrale. Le ragazze progettano le loro attività professionali come un impegno fondamentale per la loro vita: la carriera, l’auto-realizzazione, la ricerca di un lavoro per garantirsi un reddito, sono ormai considerati come elementi naturali, mentre si è ridotta l’importanza del valore di creare una propria famiglia e di avere dei figli.

Inaugurata la nuova stagione del Lingotto Musica 2021-2022

Inaugurata la nuova stagione del Lingotto Musica 2021-2022

Venerdì 10 luglio è stata presentata la nuova e tanto attesa rassegna dei Concerti del Lingotto, articolata in sei appuntamenti che si svolgeranno presso l’Auditorium «Giovanni Agnelli» di Torino.

La stagione avrà inizio il 13 ottobre 2021 per concludersi il 27 aprile 2022.

Sono ormai quattordici anni che Banca del Piemonte è accanto all’Associazione Lingotto Musica e sostiene con fierezza le sue attività.

Il Presidente Giuseppe Proto e il direttore artistico Francesca Gentile Camerana, con questa inaugurazione hanno dato un segnale di ottimismo, fiducia e di buono auspicio per un ritorno alla normalità e noi di Banca del Piemonte non possiamo che essere d’accordo grati per il loro lavoro.

Leggi il Comunicato Stampa

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