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Quanto sei affidabile in valutazioni e dati ESG, te lo dice online SYNESGY

Quanto sei affidabile in valutazioni e dati ESG, te lo dice online SYNESGY

In termini di obiettivi ESG e tematiche ambientali, gli investitori istituzionali ritengono che ci sia ancora molto da fare per quanto riguarda l’applicazione dei temi relativi alla sostenibilità ambientale nelle piccole e medie imprese, almeno sul fronte della produzione di documentazione in merito ai criteri ESG.

A sottolineare questo aspetto è stata una ricerca realizzata dall’Università Liuc in collaborazione con IR Top Consulting, in un convegno dal titolo “Informativa ESG e mercato dei capitali: il gap da colmare”. L’indagine ha coinvolto 40 investitori istituzionali attivi sul mercato Egm (Euronext Growth Milan).

“Dall’analisi balza subito all’occhio il fatto che l’informativa legata agli aspetti ambientali e di governance ha un peso sempre più rilevante nelle decisioni di investimento – ha commentato Cribis. – Infatti, il 90% degli investitori istituzionali ha dichiarato di tenerne conto. Al tempo stesso, ci si scontra con un problema legato al reperire le informazioni necessarie per fare delle valutazioni in termini di impegno per la sostenibilità nelle aziende”.

Tra le criticità evidenziate spicca la poca chiarezza nelle metriche utilizzate e nella definizione degli obiettivi ESG a livello aziendale: emergono, inoltre, le difficoltà di confrontare i dati forniti, non essendoci standard contabili, nonché quelle legate alla misurazione, alla trasparenza, alla affidabilità dei dati, all’elusione normativa con rilevanti rischi di greewashing. Un aspetto che, c’è da aspettarsi, diventerà sempre più delicato e per cui sarà necessario trovare al più presto una soluzione. In Europa è evidente lo sforzo che il legislatore comunitario sta compiendo in questo senso, ma a livello globale rimangono evidenti difficoltà nel raggiungere nel breve periodo metodologie uniformi.

In particolare, dallo studio emerge che in merito al fattore ambientale (E), il 65% degli investitori istituzionali considera “poco completa” l’informativa relativa al cambiamento climatico (soprattutto per quel che riguarda le policy per la carbon neutrality), mentre risulta essere “abbastanza completa” l’informativa circa la Governance (G).
Caso a parte la dimensione Sociale (S) dove il 60% degli investitori istituzionali trova ci sia attenzione a dare informazioni sulla salute e sicurezza dei dipendenti, ma non sugli altri aspetti.Lo studio ha indagato anche i trend futuri mettendo in evidenza come le tematiche prioritarie nella valutazione degli investimenti saranno sempre più legate a: cambiamento climatico (73%), economia circolare e questioni sociali come la diversity e l’inclusione (48%); catena di approvvigionamento (25%).
L’analisi della Liuc fa emergere con forza due aspetti, fondamentali per la definizione della strategia d’impresa in termini di sostenibilità: da un lato l’attenzione degli investitori istituzionali verso le tematiche ambientali, dall’altro la necessità per le pmi di integrare i temi ESG nella strategia aziendale.

Convinti che ignorare ciò che chiede il mercato voglia dire perdere delle occasioni per sviluppare il proprio business, Cribis ha sviluppato Synesgy, la piattaforma digitale globale in grado di raccogliere e gestire le informazioni ESG per la verifica dei criteri di sostenibilità dei propri fornitori, presentata a Bologna, chiamando come testimonial nove aziende tra cui la prestigiosa Lamborghini, che si scopre essere a impatto ambientale “neutrale” fin dal 2015.

Essere sostenibili – ha concluso Cribis – non è una moda; è un’opportunità”.

Tassonomia verde

Tassonomia verde

La “Tassonomia verde” è una classificazione europea delle attività economiche considerate sostenibili dal punto di vista ambientale. “Ed è uno strumento per guidare le scelte di investitori e imprese verso la transizione e una crescita economica priva di impatti negativi sull’ambiente e, in particolare, sul clima” ha sottolineato Cerved, aggiungendo che “la Tassonomia individua quindi le attività che possono essere definite eco-sostenibili.

Gli obiettivi primari che l’Unione Europea persegue, attraverso questo strumento, sono quelli di creare sicurezza per gli investitori (pubblici e privati), smascherare l’ecologismo di facciata (greenwashing) e uniformare il mercato, definendo delle regole di sostenibilità comuni a cui riferirsi.

Altre finalità, non meno importanti, sono quelle di aiutare le aziende a diventare più rispettose del clima e dell’ambiente indirizzando gli investimenti verso progetti e attività sostenibili e raggiungendo così più prontamente gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Le attività eco-sostenibili sono state selezionate in base alla possibilità di contribuire a sei obiettivi ambientali e climatici identificati dalla Commissione Europea: mitigazione del cambiamento climatico; adattamento al cambiamento climatico; uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine; transizione verso l’economia circolare, con riferimento anche a riduzione e riciclo dei rifiuti; prevenzione e controllo dell’inquinamento; protezione della biodiversità e della salute degli eco-sistemi.

In particolare, la Tassonomia si è concentrata su macro-settori economici che contribuiscono maggiormente alle emissioni di CO2: agricoltura, pesca-silvicoltura, manifatturiero, elettricità, gas, riscaldamento, logistica e trasporti, costruzioni e immobiliare.

Per essere eco-sostenibile – spiega Cerved – un’attività deve soddisfare tre criteri: contribuire positivamente in modo sostanziale ad almeno uno dei sei obiettivi ambientali; non produrre impatti negativi su nessun altro obiettivo (rispetto della clausola “DO NOT HARM”); essere svolta nel rispetto di garanzie minime di salvaguardia.

La Tassonomia è entrata in vigore con il Regolamento UE 2020/852 come emanazione dell’Action Plan pubblicato dalla Commissione Europea nel 2018, con lo scopo di arrivare a una economia “carbon free”. La Commissione UE ha stimato che per realizzare gli obiettivi dell’azione climatica (-55% di emissioni di gas ed effetto serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 fino alla neutralità climatica nel 2050) siano necessari investimenti annui pari a circa 520 miliardi di euro. Ma c’è la consapevolezza dell’insufficienza delle risorse pubbliche, per cui è necessario l’intervento anche di quelle private.

Comunque, a giugno 2021 è stato pubblicato il Climate Delegated Act, che fornisce i criteri di screening tecnico (RTS) per i primi due obiettivi: mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. E il mese successivo è stato adottato il Disclosure Delegated Act, che definisce gli obblighi di informazione e rendicontazione per le società sia finanziarie sia non finanziarie.

Poi, il 2 febbraio 2022 la Commissione ha pubblicato l’Atto Delegato complementare sul clima, che inserisce nella Tassonomia il nucleare e il gas naturale, stabilendo però condizioni rigorose per la loro ammissione tra le attività transitorie verso la neutralità climatica. Data la cautela con cui trattare queste due fonti di energia, alle quali sono associate anche controversie sul piano politico, compresa la guerra in Ucraina, l’atto resterà al vaglio del Parlamento e del Consiglio europei per quattro mesi, con possibilità di estensione per ulteriori due mesi. Alla fine di questo periodo, in assenza di obiezioni, l’atto entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2023.

Inoltre, nel lavoro della Commissione Europea per definire la Finanza sostenibile c’è sicuramente margine di perfettibilità per quanto riguarda i criteri Enviroment, Social, Governance, ovvero gli ESG. “Possiamo dunque presumere la futura emanazione di criteri sociali e di governance che integreranno quelli ambientali nella definizione di attività sostenibili” ha rilevato Cerved, secondo la quale “l’iter di approvazione e applicazione della Tassonomia è lungo e complicato, ma alla fine fornirà una guida univoca per determinare quali attività economiche e finanziarie potranno essere classificate come sostenibili”.

Precisato che la Tassonomia sarà operativa gradualmente a partire da quest’anno e solo per determinati soggetti economici (attualmente vale solo per le grandi aziende), Cerved evidenzia che l’UE, attraverso la Finanza sostenibile, intende orientare i flussi di denaro dei mercati finanziari verso attività economiche definite sostenibili in accordo con la Tassonomia, in modo che anche i capitali privati possano contribuire a rendere l’ambiente in cui viviamo più pulito e più sano.

Procede nella medesima direzione Banca di Italia che nel mese di aprile 2022 ha pubblicato le aspettative di vigilanza su rischi climatici e ambientali, rivolte a tutti i soggetti, la cui attività è vigilata ai sensi del TUF (quindi anche banche SLI che non rientrano nei soggetti obbligati alla Tassonomia), secondo un principio di proporzionalità in base alla complessità operativa e dimensionale nonché alla natura dell’attività svolta. Lo scopo è promuovere un modello di crescita sostenibile basata sull’integrazione dei fattori ESG per un progresso di lungo termine resiliente a shock esterni. In questa fase, spiega BdI, priorità viene data al fattore ambientale, i cui rischi sono duplici: rischi fisici e rischi di transizione, secondo le definizioni adottate dalla BCE (ECB Guide on climate-related and environmental risks) e dall’EBA (EBA report on management and supervisioni of ESG risks for credit institution and investment firms).

L’Italia in bicicletta

L’Italia in bicicletta

L’Italia in bicicletta. L’anno scorso, la mancanza di prodotto, le difficoltà globali di approvvigionamento e i ritardi nelle consegne hanno soltanto rallentato le vendite delle due ruote a pedale; infatti, dopo il record 2020 di oltre due milioni di bici vendute, il mercato 2021 ha sfiorato il dato dell’anno precedente, fermandosi a 1.975.000, con una flessione limitata al 2%.

 

Le stime annuali diffuse da Confindustria Ancma (Associazione Ciclo Motociclo Accessori) descrivono, pertanto, un mercato nazionale in salute, con 1.680.000 biciclette tradizionali vendute nel Bel Paese, soltanto il 3% in meno rispetto al 2020, mentre le eBike – bici a pedalata assistita – hanno evidenziato un ulteriore aumento (+5% rispetto all’anno precedente), sia pure più limitato rispetto al precedente, evidenziando il totale di 295.000 esemplari consegnati a clienti finali.

“Un risultato molto positivoha commentato Paolo Magri, presidente di Ancmaraggiunto in assenza degli incentivi all’acquisto, che avevano contribuito al considerevole dinamismo della domanda post-lockdown nel 2020”.

 

Si consolida quindi il protagonismo della bicicletta come strumento di mobilità e svago, “un fenomeno che – secondo Magri – esige di essere valorizzato dal punto di vista culturale e per il quale continuiamo a ritenere necessario un passaggio dalla logica di incentivi all’acquisto a una visione corale di incentivi all’utilizzo fatta, ad esempio, di maggiori investimenti sulle ciclabili, sulla promozione dell’uso della bicicletta, la sicurezza degli utenti e la promozione internazionale dell’Italia come meta cicloturistica”.

 

I dati presentati dall’Ancma mostrano, inoltre, il buon andamento dell’industria italiana del settore che, infatti, ha evidenziato una produzione superiore ai 3,2 milioni di biciclette nel 2021, con un incremento vicino al 7% rispetto al 2020. In particolare, il segmento eBike da solo ha fatto registrare la crescita del 25%, mentre la bici “muscolare” è aumentata del 5% rispetto al 2020, contando infatti oltre 2,9 milioni di esemplari prodotti.

Positivi, con aumenti a doppia cifra, anche i dati che riguardano l’export di biciclette muscolari (+21%) e quello delle eBike (+56%), per un valore complessivo di 418 milioni di euro (+ 45%), mentre ancora più significativo è il valore dell’export di parti e componenti, che arriva a un totale di 528 milioni di euro (+36%). Una tendenza, quest’ultima, che consolida la tradizionale eccellenza produttiva italiana di selle, gruppi, telai, ruote per bici di alta gamma.

Infine, l’Ancma ha rilevato che a crescere, l’anno scorso, è stato pure l’import di due ruote a pedali, sia in volume che in valore, “segno dell’impennata della domanda interna e dell’influenza delle dinamiche internazionali sulle scorte di componenti delle aziende assemblatrici di biciclette”.

La quantità di acquisti dall’estero è stata tale che il saldo 2021 della bilancia commerciale del settore ciclo è risultato eccezionalmente negativo per 64 milioni di euro.

Banca del Piemonte
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