In Italia la televisione resta una delle fonti principali d’informazione ed un mercato.

La televisione non soltanto continua a rappresentare una delle principali fonti d’informazione nel nostro Paese, sebbene il processo di digitalizzazione e la distribuzione dei contenuti attraverso internet abbia portato alla diffusione di nuovi modelli di fruizione dei media; ma resta anche un mercato rilevante. Nel 2019, il settore televisivo ha registrato un giro d’affari di otto miliardi di euro, con un’incidenza vicina allo 0,5% del Pil nazionale.

Rispetto all’anno prima, c’è stato un calo, sia per la Tv in chiaro (il fatturato è stato di 4,8 miliardi, inferiore dello 0,5%) sia, soprattutto, per la Tv a pagamento (3,2 miliardi, diminuito dell’8,1%). Il calo 2019 della Tv a pagamento è dovuto all’ingente diminuzione degli introiti pubblicitari (-24,5%) e alla riduzione dei ricavi sugli abbonamenti (-6,6%).

 

Il mercato italiano si conferma concentrato, con i tre principali operatori televisivi – Rai, Mediaset e Sky Italia- che detengono quasi l’85% dei ricavi televisivi nazionali. In particolare, Sky ha registrato 3,1 miliardi, Rai 2,6 e Mediaset 1,9, che diventano 2,9 con le attività all’estero. Sono numerosi i player italiani controllati da gruppi statunitensi: il loro fatturato aggregato è di 3,9 miliardi, mentre gli operatori italiani del comparto segnano un giro d’affari di tre miliardi. Tra i gruppi americani il maggiore operatore è sempre Sky, seguito da Disney con 412 milioni.

Sky guida la classifica anche per offerta di canali Tv con tre canali in chiaro e 40 a pagamento, posizionandosi così davanti a Mediaset (15 in chiaro e sette a pagamento).

 

Comunque, la competizione oramai si è trasferita sulle piattaforme streaming, dove tutti i principali operatori italiani possiedono almeno una piattaforma Vod per la fruizione dei contenuti in broadband. E proprio grazie al continuo sviluppo delle piattaforme di streaming, nel periodo 2015-2019, i colossi privati del settore televisivo sono cresciuti in media del 3,3%. In particolare, quelli statunitensi, a partire da Netflix (+31,3%).

Il fenomeno è stato accentuato dalla pandemia, che ha fatto registrare una ponderosa crescita del pubblico, soprattutto tra i sottoscrittori dei servizi Video on Demand. Gli abbonamenti Tv sono aumentati del 7,9%; ma con tendenze opposte tra streaming (in crescita a doppia cifra) e pay Tv, in calo anche a causa della cancellazione e/o riprogrammazione di tanti eventi sportivi.

Comunque, Rai e Mediaset si confermano i principali operatori, rispettivamente con il 35,2% e il 32,1% di share nel giorno medio nel 2020.

 

Rai1 resta il canale più seguito dagli italiani (16,4% nel 2020), davanti a Canale 5 (15%). La top ten italiana dei canali televisivi per share è completata da Rai3 (6,9%), Rai2 (4,9%), Italia1 (4,8%), Rete4 (3,8%), La7 (3,4%), Tv8-Sky (2,1%), Nove-Discovery (1,7%) e Real Time-Discovery (1,4%).

 

Per quanto riguarda i telegiornali serali, prevale il Tg1 delle 20 (24,5% di share), che supera il Tg5 (19,7%). Nella graduatoria, vengono poi, nell’ordine: Tgr (15,1% di share), Tg3 (12,7%), Tg2 (7,5%), Studio Aperto (6,1%), TgLa7 (5,3%) e Tg4 (3,7%). L’anno scorso, ha perso share unicamente il Tg de La7.

 

La Germania rappresenta il servizio radiotelevisivo pubblico col maggior fatturato (8,7 miliardi nel 2019), tre volte superiore rispetto a quello italiano, che è minore anche di quelli della Gran Bretagna (7 miliardi) e della Francia (3,7 miliardi). Però, l’Italia ha il primato per incremento del giro d’affari (+2,9% sul 2018), pur mostrando i ricavi pro-capite più bassi della Tv pubblica nel confronto europeo: 44 euro per ogni residente contro i 105 euro nel Regno Unito, 104 euro in Germania e 55 euro in Francia. L’Italia (Rai) si distingue anche per redditività industriale: nel 2019 la Tv pubblica italiana è l’unica col segno positivo in Europa, con un ebit margin del 2,9%.

Fra l’altro, l’Italia presenta il canone più basso fra i maggiori Paesi europei, inferiore anche alla media europea (0,25 euro al giorno per abbonato, contro una media europea di 0,33). Molto più costose per i contribuenti la Tv pubblica tedesca (0,58 euro al giorno), quella britannica (0,50) e la francese (0,38). Dal 2015 al 2019, fra i maggiori Paesi europei, solo l’Italia ha ridotto il canone pro-capite; la Gran Bretagna l’ha incrementato dell’8,2% e la Francia del 2,2%, stabile quello tedesco. Nel 2019, la Rai ha incassato 74,3 dei 90 euro (l’83%) pagati annualmente da ogni abbonato.