Pet economy, un business in forte crescita.

Per gli italiani, gli animali domestici sono a tutti gli effetti membri della famiglia.

 

Un italiano su tre possiede un animale domestico e la tendenza è ancora in aumento.
La situazione del Covid-19, che ha obbligato al confinamento e al distanziamento, ha portato a far apprezzare ancora di più i benefici di avere un cane o un gatto in casa.

Gli “amici” a quattro zampe sono veri e propri anti-stress e membri della famiglia a tutti gli effetti.
Tanto che intorno al 15 marzo, periodo di inizio del lockdown in Italia, l’aumento di acquisti di alimenti per animali è stato di poco inferiore all’incremento di generi alimentari. In pratica, gli italiani hanno fatto scorta di generi alimentari per loro stessi e per i propri pet.

 

Un sondaggio ha rivelato che, durante il lockdown, il 70% degli italiani ha trascorso più tempo con il proprio animale domestico e il 60% gli si è affezionato ancora di più.
Anche in termini di spesa, gli importi destinati agli animali domestici sono in continua crescita, ovunque. Negli Stati Uniti, la spesa per il benessere dei tanto adorati cani e gatti ammonta a 62 miliardi di euro all’anno, come ha riferito l’Appa (American Pet Production Association).

Logico che, in un contesto del genere, la “pet economy” diventi sempre più appetibile per i produttori di alimenti specifici per cani e gatti, ma anche di medicine e di accessori, così come per i fornitori di servizi e per l’industria del risparmio gestito, sempre sensibile agli investimenti più remunerativi.

 

Sempre prendendo come modello il mercato statunitense, dal 1979 al 2017, il tasso di crescita annuo della spesa per i servizi veterinari e affini ha superato di 340 punti quello della spesa per il consumo personale. In particolare, la sanità veterinaria si sta rivelando un grande business, per vari motivi.
Primo tra tutti il fatto che le farmacie non hanno l’obbligo di dispensare la versione più economica di un farmaco, se il generico non è disponibile, a differenza dei medicinali per le persone. Questo significa che, secondo alcune stime, i produttori di farmaci per gli animali possono ancora avere, dopo la scadenza del brevetto, margini del 60-75%; mentre, per fare un paragone, i brevettatori di medicinali per le persone possono arrivare a perdere fino al 90% dei ricavi dopo l’ingresso del generico.

Inoltre sviluppare un medicinale per animali è più veloce e meno costoso: bastano circa 3-7 anni e in genere meno di 100 milioni di dollari, contro i 9 anni e il miliardo di dollari necessari per produrne uno per gli esseri umani.

 

Cani e gatti, sono sempre più parte integrante delle famiglie e, come è giusto che sia, vengono dedicate loro tutte le cure e le attenzioni possibili.