Sovraistruzione, un paradosso italiano

Un paradosso italiano. Il nostro è tra i Paese meno scolarizzati d’Europa; ma, nello stesso tempo, oltre 5,8 milioni di suoi occupati (il 25%) sono “sovraistruiti”, cioè sono diplomati e laureati che svolgono un lavoro per il quale il titolo di studio richiesto è inferiore a quello che hanno conseguito.

 

Lo ha rilevato l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, segnalando che il fenomeno è in costante aumento; negli ultimi dieci anni, infatti, i “sovraistruiti” in Italia sono cresciuti di quasi il 30%.

Questa evoluzione è in massima parte dovuta alla mancata corrispondenza tra le competenze specialistiche richieste dalle aziende e quelle possedute dai candidati.

“Non va nemmeno dimenticato che grazie al ricambio generazionale – ha detto il responsabile dell’Ufficio studi della Cgia – in questi anni sono usciti dal mercato del lavoro tanti over 60 con livelli di istruzione bassi, i quali sono stati rimpiazzati da giovani diplomati o laureati senza alcuna esperienza professionale alle spalle. Tuttavia, la sovraistruzione non va sottovalutata, perché molto spesso attiva meccanismi di demotivazione e di scoramento, che condizionano negativamente il livello di produttività del dipendente interessato e, conseguentemente, dell’ azienda in cui è occupato. Il clima di sconforto che si viene a creare può innescare delle situazioni di malessere che, diffondendosi tra i colleghi, può addirittura interessare interi settori o reparti, con ricadute molto negative per l’impresa”.

 

Sebbene il problema della sovraistruzione continui a crescere, paradossalmente l’Italia figura tra i Paesi meno scolarizzati d’Europa. L’anno scorso, la quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore era del 62,2%, dato decisamente inferiore a quello medio europeo (78,8%) e a quello di alcuni tra i nostri principali competitori: la Francia (80,4%), il Regno Unito (81,1%) e la Germania (86,6%).

 

Non meno ampio è il divario per quanto riguarda la percentuale di coloro che hanno conseguito un titolo di studio terziario sempre nella fascia di età tra i 25 e i 64 anni. Se nel 2019 in Italia la soglia era del 19,6%, la media europea si è attestata al 33,2.

 

A livello territoriale, è l’Umbria la regione con il più alto tasso di “sovraistruiti”, pari al 33% degli occupati. Seguono l’Abruzzo (30,3%), la Basilicata (29,4%), il Molise (27,8%) e il Lazio (27,2 %). In coda, invece, si trovano il Piemonte (22,2%), la Lombardia (21,7%) e il Trentino-Alto Adige (19,3%).

 

Secondo l’elaborazione della Cgia, in particolare, in Piemonte gli occupati “sovraistruiti” sono oltre 400mila, il 20% in più rispetto a dieci anni fa.
Tra i laureati che svolgono un lavoro per il quale il titolo di studio richiesto è inferiore a quello che possiedono le professioni più diffuse sono quelle di tecnico informatico, contabile, personale di segreteria, impiegato amministrativo; tra i diplomati, invece, prevalgono i lavori di barista, cameriere, muratore e camionista.

 

Comunque, nonostante la disoccupazione giovanile sia alta e l’abbandono scolastico rimanga sostenuto (13,5% nel 2019, pari a 561mila giovani), anche ad agosto le imprese hanno segnalato di avere difficoltà a trovare il personale adatto per il 30% delle assunzioni previste, a causa appunto del mancato incrocio tra domanda e offerta.