Ultrasettantacinquenni, sempre più vitali, sani e sportivi.

In Piemonte sono quasi 600.000, un mercato rilevante per l’industria turistica, del benessere, del risparmio e ovviamente della salute.

 

Gli ultrasettantacinquenni in Piemonte sono oltre 590.000 (al primo giorno del 2020) e sempre di più si sentono ancora vitali, se non vigorosi.
In Piemonte costituiscono il 13,6% della popolazione, in tutto il Paese l’11,7% oltrepassando i sette milioni (donne nel 60% dei casi).

 

Spesso sono nonni, ma diversi da quelli del passato: più sani, più sportivi, più impegnati, più attivi anche nel lavoro e, fra l’altro, mediamente più benestanti dei loro predecessori.
Oggi, infatti, questa fascia di popolazione rappresenta un mercato rilevante e molto considerato dall’industria turistica, da quella del benessere, oltre che da quella del risparmio e, naturalmente, della salute.

 

In Piemonte gli oltre 590.000 over 75 si possono suddividere in 6 classi diverse: 75-79 anni è la più numerosa seguita da quella di età tra gli 80 e gli 84 diminuendo in quelle successive (85-89, 90-94 e 95-99 anni) fino ad arrivare ai centenari e ultracentenari che, all’inizio di gennaio, erano precisamente 1.096, la metà circa abitanti nella provincia di Torino.

 

A fronte delle sei classi di over 75, il Piemonte ne contrapponeva, all’inizio dell’anno, altrettante di under 30, formate complessivamente da quasi 1.133 milioni di individui, pari al 26,1%, quindi poco meno del doppio.

 

Nella nostra regione, la maxi-fascia più consistente della popolazione è costituita da persone con età compresa tra i 45 e i 59 anni, che costituisce il 23.9% dei residenti, quota pari a poco più di 1.038 milioni di individui.

 

Tornando agli anziani, l’Istat ha precisato che, in Italia, l’84% dei centenari è donna e che, all’inizio di gennaio, erano 1.112 quelli che avevano già spento più di 105 candeline.
La piramide delle età mostra chiaramente la prevalente anzianità della popolazione residente in Italia: per 100 giovani tra 0 e 14 anni ci sono 173 persone che hanno 65 anni e più.

 

Il nostro è un Paese con forti legami intergenerazionali, l’Istat sottolinea che se le famiglie sono diventate sempre più strette e lunghe e gli anziani vivono sempre più spesso soli.
Questo, però, non vuol dire che essi si trovino in una situazione di isolamento sociale.
Le vite delle famiglie sono organizzate in modo tale che, almeno un figlio, viva nello stesso comune dei genitori e l’abitudine, per quasi il 60% degli anziani, è quella di vedere i figli quotidianamente.