Agriturismo: la vacanza ideale ai tempi del coronavirus.

Distanziamento garantito, spazi aperti, sport e natura.

“Le nostre strutture hanno tutte le carte in regola per offrire soggiorni indimenticabili, in luoghi incontaminati, lontani dalla folla, dove le distanze sono naturali, il cibo è buono e genuino. Senza rinunciare al comfort e alla vita moderna, si potranno così riscoprire sapori e saperi della cultura rurale italiana”.
Così il presidente di Agriturist, Augusto Congionti, evidenzia i pregi e le potenzialità degli agriturismi italiani. Sono 24.000 le strutture che permettono di godere di spazi aperti e di un rapporto autentico con la natura e la campagna, e di conoscere e apprezzare la cultura enogastronomica locale, oltre che di praticare sport, fare piscina o, semplicemente, rilassarsi.

 

Il distanziamento è garantito; ma anche l’agriturismo sta patendo le conseguenze del Covid-19. Soprattutto per l’assenza degli stranieri, l’effetto della crisi è evidente: dalla montagna alla collina, dal mare ai laghi, niente americani e orientali, pochissimi dal Regno Unito, tutti timorosi di dover effettuare la quarantena al loro ritorno. Infatti gli agriturismi stanno soffrendo gli effetti del Covid-19, proprio per l’alta riduzione degli ospiti stranieri che, nel 2019, hanno rappresentato il 58% dei pernottamenti contro il 50% degli alberghi.
La ripresa del turismo, si annuncia lenta e possibili ulteriori peggioramenti potrebbero intervenire nel periodo autunnale, qualora si verificasse la temuta “seconda ondata” di contagi. Se tale ipotesi si realizzasse, i pernottamenti 2020 negli agriturismi risulterebbero inferiori di oltre il 70% rispetto all’anno scorso. Lo ha previsto il Centro studi di Confagricoltura, che stima una conseguente riduzione del fatturato di settore di poco inferiore a 1,5 miliardi di euro.
A fine 2020, pertanto, il fatturato dell’agriturismo (servizi di alloggio e ristorazione), dovrebbe attestarsi poco sotto i 600 milioni di euro, corrispondenti a meno di un terzo del fatturato del 2019, quando questo comparto ha segnato, rispetto all’anno precedente, incrementi di arrivi (+9,6%) e pernottamenti (+4,7%), nettamente superiori a quelli della generalità del turismo (rispettivamente +2,6% e +1,8%) e degli alberghi (rispettivamente +1,1% e +0,5%).

 

La pandemia, infatti, con il conseguente lockdown, ha interrotto la tendenza favorevole dell’agriturismo; ma il crescente piacere di vivere la vacanza all’aria aperta, a stretto contatto con la natura, in semplicità e genuinità, insieme a condizioni di accoglienza oggettivamente favorevoli alla prevenzione dal contagio da Coronavirus, pone il settore in condizioni più favorevoli per un più rapido ritorno alla condizione espansiva precedente il 2020.

 

Prevedibilmente, se la pandemia non tornasse a manifestarsi con notevole intensità, l’agriturismo potrà segnare un consistente recupero nel 2021 e riprendere pienamente lo sviluppo nel 2022.
In tutta l’Italia, nel 2018 gli agriturismi, dotati di 262.659 posti letto, hanno contato 13.427.707 presenze, delle quali 424.397 in Piemonte (10.393 posti letto) e 37.487 in Valle d’Aosta (578 i posti letto).

 

In Piemonte, secondo l’indagine di Agriturist, la situazione è a macchia di leopardo.
Nella nostra regione, infatti, ci sono strutture che hanno preferito rimanere chiuse almeno fino a settembre, altre hanno aperto alla clientela storica, che ben conosce e apprezza i valori degli agriturismi della regione.

 

La ripresa è lenta, ma il settore non si arrende e i suoi gestori sono convinti che si possa ancora una volta ripartire, proprio dall’agricoltura.