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Privati, Imprese - 30 Maggio 2023

I piemontesi tra i maggiori investitori in fondi comuni

La fotografia degli 11,5 milioni di italiani che investono 520 miliardi di euro in fondi comuni è stata scattata, alla fine dell’anno scorso, dallo specifico Osservatorio dell’Ufficio Studi di Assogestioni, che fa questa analisi dal 1996 con l’obiettivo di comprendere meglio come si evolvono le preferenze e le esigenze del risparmiatore italiano e che rappresenta un unicum a livello europeo.

Il valore medio dell’investimento degli italiani sottoscrittori in fondi è di 45.000 euro. Un importo che però varia a seconda della tipologia del prodotto scelto: più basso per i sottoscrittori di fondi italiani (27.000 euro), più elevato per i sottoscrittori di fondi esteri. Tra questi, il valore dell’investimento medio in fondi cross border si attesta a 52.000 euro.

Lo studio analizza anche la distribuzione della partecipazione al mercato dei fondi per modalità di sottoscrizione. In particolare, il versamento unico (Pic) rimane la forma prevalente, in quanto scelto dal 62% dei risparmiatori, mentre la quota dei sottoscrittori che investe prevalentemente tramite piani di accumulo (Pac) è pari al 22% e in forma mista il16%.

“Tra le evidenze più interessanti dell’Osservatorio ha sottolineato Riccardo Morassut, senior research analyst dell’Ufficio Studi di Assogestioni – emerge la scelta degli investitori under 40, i Millennials e la Generazione Z, che individuano nel Pac il proprio prodotto preferito di investimento; infatti, supera il 50% la quota dei sottoscrittori più giovani che investe attraverso piani di accumulo. Viceversa, oltre il 70% dei Boomers, sceglie di investire in un’unica soluzione”.

L’asset allocation evidenzia valori differenziati in base alla tipologia di prodotto. Tra i fondi italiani prevale l’investimento in fondi flessibili (42%) e obbligazionari (26%), a cui seguono gli investimenti in fondi bilanciati (22%) e azionari (10%). Tra i prodotti esteri cresce la componente azionaria, con il valore per i fondi cross border, che si attesta a 48%. Resta stabile attorno al 30% il peso dei fondi obbligazionari, mentre diminuisce la quota dei fondi flessibili e bilanciati (11%).

La maggior parte dei fondi italiani è acquistata attraverso il canale bancario (95%). Il peso dei fondi distribuiti dalle reti di consulenti finanziari aumenta sensibilmente tra i prodotti esteri: per quelli a distribuzione concentrata è pari al 27%, per i fondi cross border sale al 45%.

L’età media dei sottoscrittori italiani di fondi è 61 anni, con la generazione dei Boomers che pesa per il 41% del totale. A seguire, i risparmiatori della Generazione X con il 28%, le generazioni più anziane (ultra 77enni) che rappresentano il 18,5% e infine i risparmiatori più giovani (Millennials e Generazione Z), la cui partecipazione è più contenuta e si attestano al 13%.

“Gli under 40 stanno gradualmente iniziando a investire. Per questo, il 13% che rappresenta la quota di sottoscrittori più giovane, in particolare Millennials e Gen Z è da leggersi come un dato positivo: significa che i giovani scelgono lo strumento dei fondi per entrare nel mercato finanziario. Tuttavia – ha commentato Riccardo Morassutl’investitore tipo, nel nostro Paese, è un investitore maturo e non stupisce che la sua età media sia di 61 anni: si tratta di una tipologia di risparmiatore che ha maggiori possibilità di investire rispetto alle generazioni più giovani, che però hanno appena iniziato a farlo”.

Infatti, a seconda dell’età varia anche l’ammontare dell’investimento: i sottoscrittori ultra 77enni registrano investimenti più alti, che vanno mediamente dai 62.000 euro della Silent Generation agli 82.000 euro della Greatest Generation.

Rilevanti anche gli importi dei Boomers, pari a 53.000 euro. Le generazioni più giovani, invece, sono sotto la media nazionale: la Generazione X investe mediamente 37.000, i Millennials si attestano a 18.000 euro, mentre l’investimento della Generazione Z è 12.000 euro.

In questo contesto, non stupisce che circa la metà (47%) del patrimonio complessivamente investito appartenga alla generazione dei Boomers, mentre il 25% del patrimonio fa riferimento alle due generazioni più anziane (Silent e Greatest). I risparmiatori della generazione X detengono oltre un quinto delle masse totali (23%), mentre ai sottoscrittori più giovani è riconducibile il 5% del totale investito.

La differenza uomo-donna nell’universo dei sottoscrittori italiani si sta progressivamente annullando, in favore di un sostanziale equilibrio tra i generi, con le donne che oggi rappresentano il 47% degli investitori contro il 53% degli uomini. Anche l’investimento medio di uomini e donne si sta avvicinando nei valori: i primi investono circa 47.000 euro, contro i 43.000 delle donne.

Se questo è il quadro nazionale complessivo, è interessante notare le diverse specificità geografiche, a cominciare dal tasso di partecipazione, che indica la percentuale di sottoscrittori in rapporto alla popolazione residente e la cui media nazionale è del 20%.

Dall’Osservatorio emerge che la regione con il tasso più alto di partecipazione è l’Emilia-Romagna con il 30,8%, seguita da Lombardia (28,4%), Piemonte (27,9%) e Liguria (26%). Liguria, Lombardia e Piemonte sono anche le regioni in cui l’investimento medio è più alto e pari a 51.000 euro, mentre in Emilia-Romagna e Lazio sfiora i 50.000 euro.

Le regioni del Nord d’Italia sono anche le prime per investimento complessivo: oltre 145 miliardi in Lombardia, quasi 68 miliardi in Emilia-Romagna e più di 60 in Piemonte.

Il fatto che quasi 12 milioni di italiani affidano la gestione dei propri risparmi ai fondi comuni evidenzia la diffusione capillare di questa tipologia di investimenti. Un dato che potrà aumentare ancora proporzionalmente alla crescita del livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani.

 

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