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- 19 Agosto 2021

Bello e Ben fatto

Il “Bello e Ben Fatto” italiano vale 135 miliardi di euro all’anno, rappresenta una parte consistente delle esportazioni complessive dell’Italia ed è trasversale a tutti i principali comparti del Made in Italy, seppure in maniera più marcata nei settori afferenti alle tre “F” di Fashion, Food and Furniture. È quanto emerge dall’analisi del rapporto Esportare la Dolce Vita, realizzato dal Centro Studi Confindustria.

 

Le eccellenze italiane si dirigono prevalentemente verso i mercati avanzati, che insieme ne assorbono per circa 114 miliardi di euro.

 

Supera invece i 20 miliardi di euro il valore del quantitativo di eccellenze esportato verso i Paesi emergenti, che, per il loro dinamismo offrono margini di crescita maggiori, però di rischi più elevati.

 

Comunque, secondo il rapporto del Centro Studi di Confindustria, c’è un margine potenziale di incremento delle esportazioni del “Bello e Ben Fatto” pari a 82 miliardi di euro rispetto alle posizioni fin qui acquisite. Il potenziale si ripartisce per oltre tre quarti nei Paesi avanzati (62 miliardi di euro) e per la restante parte negli emergenti (20 miliardi di euro).

 

I Paesi avanzati domandano con maggiore intensità i beni del Bello e Ben Fatto. Gli Stati Uniti sono il mercato con il più alto potenziale in termini assoluti, con 15,5 miliardi di euro di possibile export aggiuntivo. Ma il potenziale è elevato anche per Francia, Germania e Regno Unito, che, complessivamente, valgono un potenziale di 13,7 miliardi di euro.

 

L’Italia presidia bene i mercati più dinamici: il primo Paese per potenziale è la Cina con 3,9 miliardi di euro di export aggiuntivo possibile. Nel dettaglio, a fronte di un potenziale totale di 8,6 miliardi, l’export già realizzato è il 60% circa (4,7 miliardi), mentre è ancora sfruttabile il 40% del potenziale di crescita del Bello e Ben Fatto. Fra l’altro, tra i paesi emergenti, la Cina è quello che offre maggiori margini di miglioramento anche nel medio-lungo termine. Le stime sullo stock attuale della classe media benestante e sull’aumento dei nuovi ricchi al 2025 e 2030, mostrano che i mercati asiatici sono gli assoluti protagonisti tra i mercati emergenti. La Cina si colloca al primo posto sia per dimensione attuale della classe benestante (265,6 milioni) che per la crescita nel prossimo quinquennio (70,2 milioni).

 

La Cina, tuttavia, si conferma anche come principale competitor dell’Italia. Insieme a Germania, Usa, Francia e Spagna è infatti tra i principali competitor nelle categorie merceologiche del Bello e Ben Fatto. Le eccellenze italiane restano abbastanza protette, ma l’upgrading dei prodotti cinesi è sempre più pressante. Nel 2020, la Cina è stato uno dei pochi paesi al mondo a registrare una crescita positiva (oltre il 2%) e, secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, nell’anno in corso farà registrare un tasso di crescita del Pil superiore all’8%.

 

Il rapporto dell’Ufficio Studi di Confindustria evidenzia anche che gli effetti della pandemia non hanno risparmiato il Bello e Ben Fatto, che ha subito pesanti ripercussioni. In particolare, i settori legati alla Moda sono stati tra i più colpiti; ma, nonostante tutto, alcune eccellenze del made in Italy hanno continuato a crescere anche nel 2020 e si sono mostrati particolarmente resilienti.

 

Nel 2020, comunque, la pandemia ha avuto un impatto significativo sul commercio internazionale. L’impatto della crisi è stato generalizzato e asimmetrico al tempo stesso. A partire da marzo 2020 le esportazioni del Bello e Ben Fatto italiano sono state significativamente inferiori allo stesso mese dell’anno precedente (85% dei valori del 2019); ma da luglio le esportazioni hanno ripreso a crescere a un ritmo comparabile, e leggermente superiore, allo stesso periodo del 2019. In generale, nel 2020 le esportazioni di prodotti italiani belli e ben fatti hanno tenuto rispetto alle esportazioni di altri grandi Paesi manifatturieri europei.

 

Ma l’Italia ha dimostrato di essere forte. “La nostra forza è rappresentata dall’indiscutibile qualità e riconoscibilità dei nostri prodotti. Il Made in Italy è vivo e lotta” ha commentato Barbara Beltrame Giacomello, vice presidente di Confindustria per l’Internazionalizzazione. E ha aggiunto: “La sfida ora è capire come trasformare le nostre imprese: rafforzare i canali di vendita digitale, stabilizzare le relazioni internazionali e preservare e aumentare la riconoscibilità del Made in Italy”.

 

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