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- 14 Luglio 2021

Nuova scala dei valori per i ragazzi italiani: democrazia, salute, soldi e serenità in testa

Dall’ultima indagine di Eurispes sui giovani italiani emerge una sorta di “apatia dei valori” e un loro calo sostanziale rispetto ai due anni precedenti la pandemia. Il massimo degrado si osserva nella serie dei valori etici. Un netto crollo, infatti, è registrato per voci come “una vita onesta” (-22,5%), “il rispetto della legge” (-21,2%), “seguire ideali, princìpi” (-19,4%), “indipendenza personale, libertà” (- 19%) e “l’istruzione” (-20,8%).

 

Colpisce che, nell’ultimo anno, in una situazione segnata da una mortalità crescente e diffusa, dagli appelli delle autorità e dall’enfasi della comunicazione a proteggersi dalla aggressione del virus, il valore “salute” abbia ceduto la sua prima posizione al valore “democrazia”, inteso come richiesta di giustizia nella società, diritto di poter esprimere le proprie esigenze e di essere ascoltati. Tutto ciò nonostante il fatto che il resto dei valori che si richiamano alla “politica”, siano rimasti in posizioni arretrate, come nelle indagini del 2018 e 2019.

 

È cresciuto, invece, il valore della “religione” come istituzione sociale che prescrive un certo sistema di norme. Ma il massimo incremento rispetto al 2018 è stato registrato dai valori “affari” (+10,4%) e “bellezza” (+11,2%). Nel 2020, i giovani italiani affidano alla democrazia (90,6%) il primo posto nella scala dei valori di vita; seguono la salute (85,9%), i soldi (83%) e la serenità (82,8%).

 

L’82,1% dichiara espressamente di volere intraprendere una vita indipendente in futuro e ritiene che l’età ottimale per questo cambio di vita sia di 23,7 anni (valore medio). Soltanto il 17,9% dei giovani vuole continuare a vivere con i propri genitori. Ma gli aneddoti sulla madre italiana che si prende cura del figlio fino al suo pensionamento non vengono dal nulla. I giovani maschi esprimono una preferenza a vivere per un tempo più lungo con i propri genitori rispetto alle ragazze (il 22,9% contro il 12,7%). La scelta dei giovani di voler rimanere in famiglia è pari al 24,6% tra le famiglie a basso reddito, al 18,3% nelle famiglie a reddito medio, al 13,8% nelle famiglie con reddito elevato.

 

I giovani che hanno partecipato all’indagine di Eurispes dichiarano che, in media, hanno realizzato il 53% dei loro progetti e che in 10-15 anni, a loro avviso, questa percentuale salirà al 76%.

I giovani si dividono in due gruppi, in base alla loro scelta dei modi con cui raggiungere gli obiettivi dichiarati. Il primo gruppo è costituito da quanti fanno affidamento su sé stessi, sulle proprie abilità e capacità personali, sulle proprie conoscenze, privilegiando l’istruzione (24,8%) e il desiderio di trovare un lavoro di valore riconosciuto e altamente retribuito (27%). Nella speranza di realizzarsi professionalmente, sono pronti a lavorare con piena dedizione. Un’altra traiettoria di questo gruppo è quella associata alla scelta dello sport come carriera o come mezzo che permette di risalire la scala sociale (20,7%). Infine, il 16,3% ritiene che per raggiungere i propri obiettivi occorra essere attivi nella sfera pubblica o politica e coinvolti nelle attività di organizzazioni importanti.

 

Il secondo gruppo di giovani definisce il proprio percorso di vita puntando principalmente sull’aiuto di altre persone. Alcuni ripongono le loro speranze su un compagno (15,9%), mentre altri esprimono un orientamento chiaramente mercantilistico e si affidano a un matrimonio redditizio (14,7%) o all’uso del mecenatismo e dei legami familiari (9,3%). Un altro 5,1% ritiene che il trampolino di lancio per raggiungere i propri obiettivi sarà il proprio aspetto. Tuttavia, un confronto tra le risposte fornite dagli intervistati nel 2019 e nel 2020, mostra che le speranze riposte sul sostegno “degli altri” tendono a diminuire.

Comunque, il 7,8% dei giovani è pronto a trasferirsi in un altro Paese e nella fascia di età 21-25 anni questa percentuale sale all’11,1%. Il livello più alto, pari al 19,5%, si registra nel gruppo più povero.

 

Due terzi dei giovani in Italia, il 66,1%, sono fiduciosi nel futuro, mentre poco più di un quarto (28,8%) presenta un punto di vista opposto. Paradossalmente, l’epidemia da Coronavirus ha contribuito alla crescita (66,1%) della fiducia nel futuro (nel 2019 era pari al 55%), nonostante la mancanza di stabilità, l’aumento della disoccupazione e il calo dei redditi.

 

Nell’indagine del 2019 era emerso che il 57,4% degli intervistati era generalmente soddisfatto del proprio lavoro e che solo il 13% aveva l’intenzione di cambiare professione o campo di attività in futuro. Invece, secondo l’indagine 2020, il 30,4% intende apportare cambiamenti nella propria vita professionale. Secondo l’indagine del 2019, il 63,3% puntava alla posizione di dipendente ordinario, il 20% a diventare manager di livello medio e il 10,2% a titolare di impresa. I dati dell’indagine del 2020 presentano un quadro leggermente diverso. La posizione di dipendente ordinario ha perso nettamente il suo fascino. Solo il 15,9% mira a un posto da dipendente ordinario, il 18,3% vorrebbe crescere fino alla posizione di top manager e il 15,6% come manager di livello medio. La quota di coloro che desiderano diventare proprietari di piccole e/o medie imprese è rimasta circa allo stesso livello del 2019 (11,3%).

 

Rispetto al 2019, l’anno scorso si è verificato un cambiamento delle persone indicate come leader di riferimento: i rappresentanti della cultura e dell’arte hanno perso la funzione guida (dal 40,4% al 9,3%); mentre la maggioranza dei giovani italiani ha trovato modelli di comportamento degni di imitazione tra i personaggi statali e politici (25,5% nel 2019 e 40,8% nel 2020). Comunque, gli atleti sono ancora considerati un modello di riferimento positivo, principalmente i calciatori (23,6%), seguiti dagli artisti pop (20,8%) e dagli scienziati (19,1%). Un ruolo di modello di riferimento è stato riconosciuto, in termini accresciuti rispetto al passato, a rappresentanti delle imprese (10,8% nel 2020 dal 2% dell’anno precedente), giornalisti televisivi e presentatori (dal 3,9% al 13,2%). Molti meno esempi degni di comportamento sono stati rintracciati dai giovani tra religiosi (6,6%). Moltissimi, infine, sono i giovani che non hanno modelli di riferimento (23,3%).

 

Per quanto riguarda in particolare le giovani italiane, l’indagine ha rivelato che, per loro, la famiglia ha perso la sua importanza centrale. Le ragazze progettano le loro attività professionali come un impegno fondamentale per la loro vita: la carriera, l’auto-realizzazione, la ricerca di un lavoro per garantirsi un reddito, sono ormai considerati come elementi naturali, mentre si è ridotta l’importanza del valore di creare una propria famiglia e di avere dei figli.

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