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Camillo Venesio: “ La ricchezza? Ecco come si crea”

Camillo Venesio: “ La ricchezza? Ecco come si crea”

Camillo Venesio, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca del Piemonte intervistato da Torino Cronaca.

Durante la lunga intervista Camillo Venesio, CEO di terza generazione alla guida dell’istituto, racconta l’evoluzione di Torino dagli anni ’80 a oggi, sottolineando il passaggio da città dell’auto a polo diversificato nei settori di aerospazio, meccatronica e informatica. Pur riconoscendo la perdita di forza lavoro nell’automotive, vede nella trasformazione una svolta positiva.

La ricchezza, dice, c’è ancora, ma va rigenerata attraverso industria, servizi, occupazione e infrastrutture: “Perché la ricchezza, come ho ripetuto più volte pubblicamente, in un modo forse un po’ brutale, non è che si trova sugli alberi o scende con la pioggia, la ricchezza bisogna crearla. E per creare ci vogliono le industrie, ci vogliono i servizi, ci vuole l’occupazione. E poi le cosiddette infrastrutture materiali e immateriali: la giustizia che funzioni bene per fare un esempio. Tutto questo, sono cose che Torino ha, non è che le ha perse. Quelle che gli economisti chiamano specializzazioni complementari e una diversificazione dei diversi settori economici. A Torino queste cose qua ci sono”.

Banca del Piemonte continua a crescere con prudenza, senza chiudere filiali, sostenendo famiglie e PMI. “[…]Adesso casomai cerchiamo di aprirne. Adesso stiamo valutando seriamente se nei prossimi anni aprire nuove filiali perché il nostro modello di business funziona”.

Nessuna quotazione in Borsa né fusioni previste. Sul piano europeo auspica meno burocrazia e più libertà per le imprese. Crede nella necessità di investimenti in difesa per tutelare la democrazia.

Da imprenditore, rivendica il valore della biodiversità bancaria e il ruolo delle banche territoriali: “Io sono un manager e un imprenditore. Ha presente la canzone di Bennato? ‘Io di risposte non ne ho, io faccio solo rock’n’roll’? Ecco, io faccio solo banca, sono capace a fare quello, intendo continuare a fare quello e creare ricchezza e occupazione sui territori”.

Leggi l’intervista completa

 

Camillo Venesio al XXVI Congresso Nazionale delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa, promosso da ACRI

Camillo Venesio al XXVI Congresso Nazionale delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa, promosso da ACRI

Gorizia –  XXVI Congresso Nazionale delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa, promosso da ACRI e organizzato dalla Fondazione Carigo.

Camillo Venesio, il nostro Amministratore Delegato e Direttore Generale, ha partecipato al Congresso intitolato “Comunità: insiemi plurali” portando il punto di vista delle piccole e medie banche italiane.

Durante il suo intervento, ha anche sottolineato come la promessa di una regolamentazione proporzionata, spesso evocata in ambito europeo, sia ancora lontana dalla concreta attuazione: “La proporzionalità per le piccole banche, promessa dall’Europa, è come l’Araba Fenice: che vi sia, ciascun lo dice, dove sia, nessun lo sa” afferma Camillo Venesio, in qualità di presidente onorario di Pri.banks nell’intervento al congresso dell’Acri.

Secondo il nostro Amministratore Delegato e Direttore GeneraleIn Europa c’è eccesso di regolamentazione che tende ad ingessare l’economia e non mi riferisco solo a banche, assicurazioni e finanza”. La controprova si è avuta dai contenuti del rapporto Draghi ma anche dall’approccio sui dazi dell’amministrazione Trump. Le piccole e medie banche chiedono “semplificazione e non deregolamentazione”.

Sulla semplificazione, aggiunge, “l’Abi è in contatto con la Banca d’Italia al massimo livello” per lavorare su un percorso che deve portare a un importante “sottrazione di regole” da una regolamentazione bancaria europea messa a punto con il principio del ‘one size fits all’ che crea difficoltà alle piccole e non tiene nella giusta considerazione la “biodiversità del settore’”. Venesio ricorda che la struttura delle microimprese del Paese, 4 milioni di aziende con meno di 10 dipendenti, è un dato di fatto da decenni e le banche medio e piccole possono essere i giusti partner per accompagnare la loro crescita.

Leggi l’intervento di Camillo Venesio al Congresso ACRI

Clicca sulla foto per vedere e ascoltare il suo intervento 

Mandare un figlio all’università

Mandare un figlio all’università

L’ingresso all’Università rappresenta una delle tappe più significative nella vita di uno studente. È anche uno degli investimenti economici più importanti per una famiglia. Durante l’iter scolastico dell’obbligo spesso si dà per scontato che “qualcosa si troverà” oppure con un “ci penseremo” si risolve la questione. In realtà l’Università ha un costo che cresce negli anni e sostenerla serenamente, o con difficoltà, dipende da quanto si è pianificata la spesa in anticipo.

L’apprendimento è un tesoro che seguirà il suo proprietario ovunque. – Proverbio cinese.

Perché pianificare le spese universitarie

Il 60% degli italiani (Ricerca di Kruk Italia sugli studenti universitari – 2024) ha dichiarato di essere pronto a fare delle rinunce per permettere ai figli di studiare perché lo ritiene un investimento necessario per assicurare un buon futuro. Queste risposte ci fanno pensare subito ad una buona lungimiranza, infatti, l’economista Jacob Mincer è famoso per aver trovato una relazione diretta tra redditi lavorativi e anni di istruzione, laddove ogni anno aggiuntivo di istruzione produce in media un aumento percentuale del reddito tra 8% e 10%.

Certamente ci sono altri fattori, come le abilità personali, la rete di relazioni, il caso, ma certamente la variabile che possiamo controllare maggiormente è l’istruzione.

Il tasso di occupazione per i laureati tra i 25 e i 64 anni è del 79,2%, mentre per i diplomati è del 65,2% (Education at a Glance 2022). A tre anni dalla laurea, il 77.1% dei laureati è occupato e dopo cinque anni si arriva a circa 89% (AlmaLaurea – XXV Indagine Condizione occupazionale dei Laureati – 2023). Inoltre, chi ha frequentato gli studi universitari ha una maggiore probabilità di rimanere attivo nel mercato del lavoro in età adulta (A.Stenberg, A., & Westerlund, O. -2013-. Education and retirement: does University education at mid-age extend working life? IZA Journal of European Labor Studies).

I dati oggettivi e i buoni propositi dei genitori italiani fanno ben sperare, tuttavia soltanto l’11% delle persone dice di avere cominciato a risparmiare in anticipo per questo investimento: 8% ha iniziato dalla prima infanzia e il 3% dall’adolescenza.

Quanto costa l’Università

Ogni due anni, il Censis stila una graduatoria delle migliori Università italiane. Secondo il rapporto più recente risultano essere le migliori università statali quella di Padova, Bologna e Roma La Sapienza (La classifica Censis delle Università italiane -edizione 2024/2025-). Tra quelle non statali, spicca, la Luiss di Roma, la Bocconi e la Cattolica a Milano. La graduatoria è stilata in base ad una serie di elementi, come i servizi offerti, le borse di studio, le strutture e la internazionalizzazione.

Tuttavia, la scelta dell’università non passa solo per il ranking ma anche e soprattutto dal costo della retta. Gli studenti iscritti agli atenei pubblici pagano rette che in media sono di 950 euro (Unione Universitari 2024) annui, mentre per gli atenei privati si arriva ad una media di 3.408 euro annui. I fattori che incidono sulla retta finale sono, l’ISEE familiare, la tipologia di corso, la regione, il tipo di ateneo e se lo studente è fuori corso.

Un’altra voce di spesa da considerare è quella dell’affitto, nel caso si decida di frequentare l’Università in una città differente da quella dove si risiede, il cosiddetto “fuorisede”. Milano, Bologna, Roma e Napoli sono i luoghi in cui le case per studenti costano di più. Nel capoluogo lombardo, una “singola” stanza viene affittata in media a 637 euro e una stanza condivisa costa mediamente 353 euro (Immobiliare.it 2025). In media, nelle maggiori città universitarie, una stanza costa 460 euro al mese (5.518 euro annui).

I costi annuali per sostenere le spese universitarie di un figlio sono importanti e abbracciano dai 3 ai 5 anni, nella migliore delle ipotesi. Se i genitori reputano la laurea un obiettivo importante, è necessario preparare questo obiettivo in largo anticipo, affinché il tempo possa diventare un importante alleato.

I costi nascosti

Molte famiglie si concentrano sulle rette universitarie, ma spesso trascurano altri costi che incidono in modo significativo, come:

–  Depositi cauzionali, utenze, spese condominiali

– Trasporti (abbonamenti ferroviari o mezzi pubblici)
–  Attrezzature tecnologiche (computer, software, connessione internet)
–  Spese per soggiorni all’estero o Erasmus

Inoltre, più si va avanti con gli studi (master, dottorati, specializzazioni), più i costi aumentano. Una voce spesso sottovalutata è quella per gli spostamenti, per il cibo e in particolar modo quello per il materiale didattico. In generale, il costo medio complessivo del materiale didattico è stimato intorno ai 1.600 euro annui (8 Udu e Federconsumatori 2023).

In conclusione, secondo uno studio di Federconsumatori (Anno 2023) , il costo medio annuo per mantenere un figlio all’università è pari a:

–  379 euro se studia nella città di residenza
–  293 euro se è pendolare
– 498 euro se è studente fuorisede

Forse anche per questi motivi, Istat rileva che in Italia siamo ancora sotto la media europea in termini di laureati: solo il 26.8% ha il titolo di studio terziario (laurea) rispetto alla media UE27 pari al 41.6% (livelli di istruzione e ritorni occupazionali – istat 2021).

         

Italia o estero?

Inutile girarci intorno, all’estero, si può avere un’esperienza più internazionale, una maggiore flessibilità nello studio e potenzialmente più opportunità di lavoro dopo la laurea. A livello internazionale, i laureati in discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) mostrano tassi di occupazione trai più elevati. A un anno dalla laurea, i laureati che lavorano all’estero percepiscono circa 2.174 euro mensili netti, contro i 1.393 euro di chi è in Italia.

A cinque anni dalla laurea, la differenza aumenta ulteriormente, con i laureati all’estero che guadagnano circa 2.710 euro al mese, mentre in Italia si resta sui 1.708 euro. Non a caso, 2 laureati all’estero su 3 non intendono rientrare in Italia. I costi per sostenere l’Università all’estero sono molto differenti da nazione a nazione e da città a città. Ecco qualche esempio delle rette annuali, dalle più costose (private) a quelle meno costose (pubbliche europee):

–  Harvard negli Stati Uniti: 85.000 euro
–  Massachusetts Institute of Technology (MIT): da 50.000 euro a 80.000 euro
–  Stanford University: 50.000 euro
–  Cambridge: da 6.000 euro a 30.000 euro
–  Università di Barcellona (UB): fino a 1.300 euro
–  Università Sorbona a Parigi: fino a 600 euro

“A livello internazionale, i laureati in discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) mostrano tassi di occupazione tra i più elevati.”

Tutti vorremmo avere figli o nipoti laureati nei più prestigiosi atenei del mondo, ma servono risorse importanti a disposizione. La soluzione migliore è quella di darsi un obiettivo ragionevole e perseguirlo con un risparmio costante periodico e tarato sull’obiettivo da raggiungere.

Come prepararsi

Ipotizziamo di avere un figlio di 8 anni e di avere quindi 10 anni di tempo prima di sborsare il primo anno di costi per frequentare l’Università come pendolare, in Italia. La tabella mostra come all’aumentare del tempo a disposizione, minore è il risparmio che è necessario accantonare ogni mese: le spese del 14° anno vengono accumulate in un tempo maggiore rispetto a quelle del 11° anno.

 

 

Per una famiglia con un figlio di 8 anni, risparmiare 277 euro al mese può essere un obiettivo molto più accessibile rispetto a dover sborsare 858 euro al mese tra 10 anni (equivalenti a 10.293 euro divisi in 12 mesi). In questo modulo, ci limitiamo a ragionare di risparmio, ma rimandiamo alla trattazione dell’approfondimento sul tema di investimento per comprendere come rendere il risparmio più profittevole nei limiti della personale sopportabilità al rischio.

Conclusioni

Investire sull’istruzione significa investire sul futuro. Non tutti i costi possono essere previsti, ma molti possono essere preparati. Pianificare le spese universitarie significa evitare sorprese, dare serenità a tutta la famiglia e aumentare le opportunità di successo per chi amiamo. Offrire la possibilità di studiare senza complicazioni è il dono più prezioso che si possa trasferire ai propri figli o nipoti. Perché l’educazione è il bene più durevole che si possa trasmettere.

Far nascere un figlio, farlo crescere

Far nascere un figlio, farlo crescere

La decisione di fare un figlio è una scelta personale che coinvolge una valutazione ponderata di fattori biologici, psicologici, sociali ed economici. La ragione si mischia con le emozioni e con il desiderio di genitorialità. Ma che sia programmato o meno, che sia un figlio o un nipote, in tutti i casi vale la pena valutare le conseguenze per prepararsi in modo adeguato.

Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini (Dante Alighieri).

Cosa significa l’arrivo di un figlio?

L’arrivo di un figlio è un evento sempre più raro. Negli ultimi 15 anni c’è stato un calo dei nascituri del 30%, infatti nell’ultimo censimento di Istat nel 2023 sono stati registrati 379.890 nascituri. In pratica ci sono circa 6 nascite ogni 1000 abitanti. La gioia di avere un figlio è enorme per tutte le persone coinvolte, in particolar modo nel primo anno di vita (Clark et al., 2008; Myers, 2000) e in età avanzata, perché sono un fattore protettivo e arricchente per il benessere soggettivo (Myrskylä & Margolis, 2014.).

Con l’arrivo di un figlio, in particolare il primo, si crea uno specchio che stimola riflessioni su sé stessi, i propri valori, il proprio passato. Tanto che il 37% degli adulti desidererebbero avere più figli (US Adult Sexual Behaviors and Attitudes study, 2021). Soltanto il 29% degli adulti non vorrebbe un figlio, laddove secondo una ricerca del 2023 (Pew Research Center), i principali 3 motivi per cui le coppie non intendono avere figli, risultano essere: la priorità alla carriera (44%), la preoccupazione per lo stato del mondo (38%) e il fatto di non potersi permettersi di crescere i figli (36%).

Gli eventi che si collocano in un futuro, più o meno lontano, vanno preparati da un punto di vista economico sia per i genitori che per i nonni, o gli zii, che sempre più spesso si trovano coinvolti in questo evento speciale.

Che sia più o meno programmato quello che spinge ad avere un figlio è, nella maggior parte delle volte, un desiderio forte di genitorialità che irrompe nella psiche degli adulti.

Quali impatti economici?

La nascita di un figlio è un evento intensamente emotivo. Ma andando ad analizzare gli aspetti economico finanziari, avere un figlio ha un impatto economico importante. Si stima (Istat) che l’entrata in famiglia del primo figlio faccia aumentare i consumi del 34%. Il secondo figlio aumenta i consumi del 22%, il terzo del 16%. Quindi due genitori che spendono 3.000 euro al mese, con l’arrivo del primo figlio andranno a spendere 4.020 euro al mese (il 34% in più).

Aumentano le spese di cibo, vestiti, scuola, sanità e tempo libero. In media, il costo che sostiene una famiglia italiana alla nascita di un figlio varia tra 7.431 euro e 17.586 euro nel primo anno di vita. Naturalmente l’impegno economico dipende dalle disponibilità reddituali e, si noti che in periodi di crisi economica, i genitori tendono a ridurre diverse spese familiari tranne quelle per i figli. Talvolta si riduce il reddito disponibile quando uno dei due genitori riduce l’orario di lavoro per dedicarsi alla cura del nascituro o addirittura lascia il lavoro.

Gli impatti economici legati alla crescita di un figlio sono significativi. Quantificarli non serve a scoraggiare la genitorialità, ma a consentire una pianificazione consapevole, dando priorità alle spese più rilevanti per il benessere familiare.

Cosa organizzare per il futuro dei figli?

L’arrivo di un figlio non ha solo un impatto sul futuro prossimo, sulle notti insonni, sui pannolini da comprare e sulle visite mediche da prenotare. Ma ha un impatto economico sui successivi 32 anni, se figlio femmina, e sui successivi 34 anni, se figlio maschio. Questi sono i tempi medi di dipendenza economica dai genitori.

Immaginare di aiutare i propri figli a realizzare un obiettivo, come ad esempio l’acquisto di una casa, un viaggio all’estero o l’avvio di un’attività, aiuta a creare una forte motivazione al risparmio. La propensione al risparmio delle famiglie che hanno figli, nonostante l’aumento dei consumi, è maggiore rispetto ai single o alle coppie senza figli. Per fare un esempio concreto di obiettivo, un periodo di studio all’estero può andare da 2 settimane ad 1 anno intero, e richiedere un esborso che passa da circa 2.000 euro fino a 30.000.

“Immaginare di aiutare i propri figli a realizzare un obiettivo, aiuta a creare una forte motivazione al risparmio.”

Pianificare finanziariamente il futuro significa immaginare quello che vorremmo accadesse di positivo per i propri figli e agire oggi per aumentare le probabilità di realizzarlo. Il poeta greco Esiodo disse “Se aggiungi poco al poco, ma lo farai di frequente, presto il poco diventerà molto”.

Crescere un figlio fino alla maggiore età

Crescere un figlio fino ai 18 anni rappresenta un impegno economico significativo per le famiglie italiane. Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il costo medio per mantenere un figlio da 0 a 18 anni si aggira intorno ai 175.642 euro (118.234 euro per i redditi più bassi e 321.617 euro per chi riceve alti redditi). Questa cifra comprende spese per alimentazione, abbigliamento, istruzione, salute, trasporti e attività ricreative.​

         

Nella fascia d’età 12-18 anni, le spese aumentano ulteriormente per includere corsi di lingua, abbigliamento, vacanze, dispositivi elettronici e libri scolastici. È importante notare che questi costi non includono le spese per l’istruzione universitaria, alle quali dedicheremo un articolo specifico.

Oggi una coppia senza figli, risparmia in media circa 4.942 euro al mese (Istat 2023), quindi a parità di comportamenti, collocandosi sui valori prudenziali, se dovessero avere un figlio, nel periodo tra 12 e 18 anni faticherebbero a coprire i costi durante la scuola secondaria. Un detto partenopeo ci ricorda che “dove mangiano due persone, mangiano anche tre persone”, ma questa scorciatoia mentale non ci esonera dal compiere oggi piccole scelte responsabili di risparmio che producano i loro maggiori effetti nel futuro nostro e quello dei nostri cari.

Pianificare per tempo le spese future, significa poter avere a disposizione una mappa dei criteri di scelta del presente con i migliori effetti sul futuro.

Come risparmiare oggi per il domani

Vediamo insieme quali sono i passi per pianificare e organizzare quanto risparmiare per obiettivi importanti come l’istruzione del proprio figlio o nipote.

–  Il primo passo è stabilire obiettivi chiari e realistici: coprire le spese di istruzione dei figli, aiutarli nella realizzazione di un progetto o dotarli di un fondo di emergenza.
–  Collocare gli obiettivi su di un orizzonte temporale, poiché questo elemento ci permette di capire quanto oggi dovremmo accantonare e con quale frequenza, al fine di avere buone probabilità di raggiungerli.
–  Valutare quante risorse sono già state accumulate per raggiungere quell’obiettivo di spesa.
–  Calcolare quanto manca al raggiungimento completo dell’obiettivo.
–  Determinare quanto è necessario risparmiare mensilmente per poter raggiungere quell’obiettivo.
–  Automatizzare i risparmi, ad esempio tramite bonifici periodici su un conto dedicato, facilita l’accantonamento costante.
–  Monitorare nel tempo la spesa obiettivo, le priorità, il risparmio ideale e quello effettivamente realizzato.

 

 

In questo modulo, ci limitiamo a ragionare di risparmio e rimandiamo alla trattazione dell’approfondimento sul tema di investimento per comprendere come rendere il risparmio più profittevole nei limiti della personale sopportabilità al rischio.

Conclusioni

La nascita e la crescita di un figlio rappresentano obiettivi familiari di grandissima rilevanza. Gli adulti che hanno figli indicano tra le prime motivazioni al risparmio quella di assicurare il futuro dei propri figli. Per questo motivo, riflettere sugli impatti economici e pianificare le azioni da compiere per massimizzare la probabilità di raggiungere gli obiettivi prefissati è un atto di responsabilità genitoriale e un gesto d’amore verso chi non è ancora economicamente indipendente.

“LA MIA BANCA IBRIDA – Camillo Venesio, ad di Banca del Piemonte, commenta i conti (eccellenti) 2024 e svela l’ipotesi di acquisizioni in Lombardia PUNTA A NORD – OVEST”

“LA MIA BANCA IBRIDA – Camillo Venesio, ad di Banca del Piemonte, commenta i conti (eccellenti) 2024 e svela l’ipotesi di acquisizioni in Lombardia PUNTA A NORD – OVEST”

Il banchiere, Camillo Venesio, presenta il bilancio e svela le strategie dell’istituto

Banca del Piemonte chiude il 2024 con risultati eccellenti e rilancia la propria strategia di crescita, puntando su innovazione, radicamento territoriale e possibili acquisizioni in Lombardia.

Nell’intervista sul Corriere della Sera – L’Economia, l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Camillo Venesio ha annunciato una crescita dell’utile netto del 22%, pari a 15,6 milioni di euro, e un margine di interesse in forte rialzo (+16,7% nel primo trimestre 2025). La raccolta complessiva ha raggiunto i 4,6 miliardi di euro (+3,1%), mentre il risparmio gestito e in consulenza è cresciuto dell’8,8%.

“Banca del Piemonte si conferma una realtà solida e con una reputazione eccellente. Sono soddisfatto perché anche il 2025 è iniziato bene” afferma Camillo Venesio.

“La nostra è una banca solida, radicata nel territorio, ma capace di guardare oltre i confini regionali – continua Venesio – Stiamo valutando nuove opportunità di crescita, anche tramite acquisizioni, in particolare in Lombardia, dove siamo già presenti con una filiale a Milano”.

La Banca, inoltre, prosegue la propria trasformazione verso un modello ibrido, che integra tecnologia e relazione personale.

“Il rapporto con il cliente, aziende e famiglie, non può essere solo digitale. Allo stesso tempo dobbiamo investire in tecnologia per essere sempre a contatto con i clienti. Quindi la soluzione è la banca ibrida” afferma il nostro Amministratore Delegato.

Il sostegno al tessuto produttivo resta al centro dell’azione della nostra Banca: crescono del 4,9% gli impieghi alla clientela, con particolare attenzione ai mutui alle famiglie (+9%) e agli impieghi a breve termine (+11,9%).

“Il nostro obiettivo – conclude Venesio – è crescere in modo sostenibile, affiancando le imprese e le famiglie in un contesto economico complesso ma ricco di opportunità. Continueremo a farlo con prudenza, efficienza e visione di lungo termine”.

 

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